31.2 DELLA POLVERE

Tu bussi a una porta sfondata
e non pensi che potresti aprirla
col dito del piede più piccolo.
Ignori il rumore dei cardini rotti
e continui a sfregiarti le mani
in un toc toc di assi di legno.
Domani ti spingerà il vento:
sarà una capriola al contrario
lontano dal vuoto che ho dentro
alla casa in cui cerchi riparo.
Sui muri schiodate le foto,
un sorriso di madre è già crepa,
ragnatele di ragni in cucina,
vorrei avere del cibo, una tregua.
Il mio cuore è un paese in collina
imbiancato di caustica calce;
dalle mura rovescio la pece
e ti faccio una statua di niente:
tu che bruci, che urli, che strazi
e le nuvole stringono i denti
come sempre qui arriverà il vento
e cadrai, capriola al contrario.
Si apriranno una volta le porte
cigolando e mangiando la polvere,
questa stessa che stringo nel pugno
mentre vedo che cadi nel nero
ed ho vinto la guerra, l’ho persa:
il toc toc è tutto ciò che mi resta.

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